Da sempre, la moda di lusso è sinonimo di esclusività, prestigio e maestria artigianale. Tuttavia, dietro l’eleganza di capi iconici e curati nei minimi dettagli, si cela un sistema industriale che oggi appare sempre meno allineato alle aspettative dei consumatori. Costi elevati, processi produttivi spesso poco trasparenti, materiali non sempre proporzionati al prezzo e una filiera globale complessa stanno sollevando interrogativi sul modello tradizionale.
Secondo il report 2024 di Bain & Company, i margini operativi dei grandi brand del lusso si mantengono tra i più alti del mercato (fino al 19% EBIT), ma la pressione sui costi e la riduzione dei volumi stanno rendendo il sistema sempre più rigido e poco chiaro¹. In questo contesto cresce la domanda di alternative più accessibili, tracciabili e autentiche, capaci di risolvere i problemi della filiera della moda di lusso.
Nel segmento dell’abbigliamento di lusso, il prezzo finale può arrivare a superare di cinque o sei volte il costo industriale di un capo. Questo fenomeno, noto come mark-up, include spese di distribuzione, marketing, retail e margini molto elevati. Secondo un’analisi di Business of Fashion², i ricarichi nel lusso possono superare l’80%, mentre in brand di fascia alta più trasparenti si attestano tra il 10% e il 20%.
Il vero tema non è tanto il prezzo in sé, quanto la scarsa trasparenza che circonda il valore reale di ciò che si acquista. Sempre più consumatori si domandano se un maglione da 700 euro giustifichi davvero tale cifra, soprattutto quando la qualità dei materiali o delle lavorazioni non è facilmente verificabile.
La filiera della moda di lusso è spesso lunga, frammentata e difficile da tracciare: design sviluppato in Europa, materie prime importate, confezionamento realizzato in paesi terzi, rifinitura affidata all’Italia o alla Francia. Questo approccio, pensato per ottimizzare i margini, ha un costo in termini di controllo, trasparenza e impatto ambientale.
La distanza tra i vari anelli della catena produttiva rende difficile garantire condizioni di lavoro eque, qualità costante e reale tracciabilità. Anche in Italia, diverse inchieste giornalistiche hanno sollevato interrogativi su subappalti opachi e sfruttamento della manodopera, perfino nella produzione destinata ai grandi nomi del lusso³.
La produzione Made in Italy resta sinonimo di qualità in tutto il mondo. Tuttavia, la normativa vigente consente di apporre la dicitura anche se solo una parte della lavorazione (a volte minima) avviene in Italia. Così molte aziende affidano al nostro paese solo le fasi finali di rifinitura, mentre gran parte del capo viene realizzato altrove. In questo modo, il saper fare artigianale rischia di scomparire. Secondo CNA⁴, negli ultimi cinque anni oltre 2.000 laboratori tessili hanno chiuso, e nei prossimi anni si prevede una carenza di circa 75.000 figure qualificate nella filiera moda. Il vero obiettivo dovrebbe essere costruire un Made in Italy sostenibile, capace di unire tradizione artigianale, basso impatto ambientale e filiere controllate.
1. Filiera corta e controllo diretto
Sempre più realtà stanno riscoprendo il valore della filiera corta. Ridurre i passaggi tra chi disegna e chi produce significa:
- migliorare la qualità e il controllo del capo;
- garantire condizioni di lavoro più eque;
- limitare gli sprechi e l’impatto ambientale;
- rispondere più rapidamente alle esigenze del mercato.
Produrre localmente permette anche di dare valore al territorio e preservare la tradizione artigianale.
2. Materiali naturali e tracciabili
La qualità percepita di un capo dipende in gran parte dai materiali. Negli ultimi anni, è aumentato l’utilizzo di filati naturali, biologici o rigenerati: lana merino mulesing-free, cotone organico, cashmere riciclato. Secondo il report 2024 di IMARC⁵, circa il 40% delle materie prime impiegate nella moda europea proviene da fonti certificate sostenibili. Questo approccio non solo migliora la performance del capo, ma riduce anche l’impatto ambientale legato alla produzione tessile, uno dei settori industriali più inquinanti al mondo.
3. Trasparenza e tecnologia al servizio della tracciabilità
Strumenti digitali come QR code, blockchain, digital passport rendono oggi possibile
seguire il percorso di un capodall’origine del filato fino alla confezione. La trasparenza nella moda è diventata un criterio decisivo, tanto che il 72% dei consumatori tra i 25 e i 40 anni si dichiara più propenso ad acquistare da brand che raccontano in modo chiaro e trasparente il proprio processo produttivo⁶..
Artknit Studios: una filiera corta, trasparente e Made in Italy
In questo scenario in evoluzione, noi di Artknit Studios proponiamo un modello alternativo al lusso tradizionale. Siamo nati con l’obiettivo di offrire abbigliamento di qualità, realizzato interamente in Italia, a un prezzo giusto e trasparente. La produzione avviene in una rete selezionata di laboratori artigianali distribuiti sul territorio nazionale, mantenendo un legame speciale con Biella, capitale storica della maglieria italiana. La nostra filiera è corta, diretta e tracciabile, senza passaggi superflui né intermediari. Utilizziamo solo filati naturali e certificati, come lana merino extrafine, cotone biologico GOTS e cashmere rigenerato. Ogni dettaglio – dal materiale al laboratorio che confeziona il capo – è comunicato in modo chiaro e verificabile sul sito. Il nostro obiettivo è costruire un’alternativa ai brand di lusso, offrendo un modello pensato per chi preferisce una moda consapevole, trasparente e destinata a durare nel tempo.
Il costo elevato di un prodotto di lusso, dunque, è legato a dinamiche complesse, che spesso rendono il prezzo finale distante dal reale valore di materiali e lavorazione. Il nostro approccio è diverso. Non si tratta solo di rendere il lusso accessibile, ma di comunicare in modo chiaro quali costi e scelte ne definiscono il prezzo. Adottiamo un modello direct-to-consumer che ci permette di raccontare ogni passaggio, ogni fibra selezionata, ogni laboratorio coinvolto nella creazione dei nostri capi. Così, il prezzo diventa trasparente, comprensibile, giustificato. E il vero lusso non è più soltanto possedere qualcosa di pregiato, ma sapere da dove viene e come è stato realizzato.
Il futuro dell’abbigliamento di alta gamma passa attraverso modelli produttivi più umani, tracciabili e rispettosi delle persone e dell’ambiente. Mentre il sistema del lusso tradizionale resta ancorato a un modello dispersivo e poco chiaro, sempre più consumatori cercano alternative che uniscano qualità, etica e trasparenza. Noi di Artknit Studios crediamo profondamente in questa visione: dimostriamo ogni giorno che si può produrre in Italia, scegliendo materiali eccellenti e mantenendo prezzi giusti, senza mai scendere a compromessi sui nostri valori.
Fonti:
1. Bain & Company – The State of Fashion & Luxury, 2024
2. Business of Fashion – The Hidden Cost Structure of Fashion, 2023
3. L’Espresso – Inchiesta sul lavoro sommerso nel tessile italiano, 2023
4. CNA e Confartigianato – Rapporto sull’artigianato moda in Italia, 2024
5. IMARC Group – Sustainable Fashion Market Report, 2024
6. Vogue Business – Consumer Trust and Fashion Traceability, 2024
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