L'Earth Overshoot Day è la data in cui la domanda globale di risorse naturali - cibo, acqua, energia, assorbimento di CO₂ - supera la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi nell'arco di dodici mesi. Da quel giorno in poi, viviamo a debito ecologico.
A livello globale, l'Overshoot Day nel 2025 è stato raggiunto il 24 luglio. Nel 2000 alla fine di settembre. Nel 1990 a metà ottobre. Nel 1971, il 25 dicembre.
La traiettoria è chiara, e preoccupante: finiamo sempre prima le risorse a disposizione.
L'Earth Overshoot Day è calcolato ogni anno dal Global Footprint Network, un'organizzazione internazionale di ricerca sulla sostenibilità, in collaborazione con la York University. La formula è semplice.
Da un lato, c'è la biocapacità della terra: la quantità di risorse biologiche che il pianeta riesce a produrre e rigenerare in un anno come foreste, terreni agricoli, aree marine, capacità di assorbimento della CO₂.
Dall'altro, c'è l'impronta ecologica: tutto ciò che le attività umane consumano e producono in quello stesso anno.
Quando la seconda supera la prima, entriamo in overshoot.
Il deficit ecologico non è un concetto astratto. Deforestazione accelerata, erosione del suolo, perdita di biodiversità, esaurimento delle falde acquifere, acidificazione degli oceani e accumulo di CO₂ in atmosfera. Le ripercussioni si presentano sotto forma di eventi climatici estremi sempre più frequenti, cali nella produzione alimentare e instabilità delle risorse.
Il Global Footprint Network calcola anche il Country Overshoot Day per ciascuna nazione. Per l'Italia, nel 2026, quella data è il 3 maggio, tre giorni prima rispetto al 2025, e coincide con quella media dell'intera Unione Europea.
L'impronta ecologica italiana è guidata da: il carbon footprint legato ai combustibili fossili, l'impronta alimentare, i trasporti privati e i beni di consumo - tra cui la moda.
La moda e l'Overshoot Day: una relazione che non possiamo ignorare
Tra i settori che contribuiscono all'accelerazione dell'Earth Overshoot Day, l'industria della moda occupa un posto di rilievo, spesso sottovalutato.
Le emissioni
Il settore tessile e della moda è responsabile di una quota significativa delle emissioni globali di gas serra - tra il 2% e il 10% secondo le diverse metodologie di calcolo, con alcune stime che indicano addirittura il 10% se si considerano tutte le fasi della catena di approvvigionamento.Il consumo d'acqua
La filiera tessile consuma ogni anno tra i 93 e i 215 miliardi di metri cubi d'acqua. Il lavaggio di capi sintetici rilascia inoltre microplastiche negli oceani, contribuendo per il 9% all'inquinamento annuale da microfibre a livello globale.
I rifiuti tessili
Ogni anno nel mondo vengono prodotte circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Meno dell'1% dei materiali utilizzati per produrre abiti viene riciclato in nuovi capi. Il modello fast fashion ha ridotto la vita media di un indumento a 7-10 utilizzi prima che venga scartato.
Le fibre sintetiche
Circa il 60% di tutti i materiali utilizzati dall'industria della moda è di origine plastica, ovvero derivato da combustibili fossili. Questo significa che una quota rilevante di ciò che indossiamo è direttamente legata all'estrazione di risorse non rinnovabili.
Ogni acquisto è una decisione ecologica. Più si sceglie con consapevolezza, meno risorse vengono consumate.
Scegliere moda responsabile significa ridurre l'impronta ecologica individuale in modo concreto e misurabile. Significa privilegiare materiali naturali e tracciabili, filiere corte e trasparenti, processi produttivi a minor impatto idrico ed energetico.
Significa anche cambiare abitudine: comprare meno, ma meglio.
Il passaggio da un'economia lineare (produci, consuma, scarta) a una circolare, in cui i materiali vengono mantenuti in uso il più a lungo possibile, è una delle trasformazioni strutturali più efficaci per contribuire, come consumatori e come aziende, a spostare la data dell'Overshoot Day.
Nel tessile, questo significa investire in riparazione, cura del capo, riciclo e comunicazione trasparente.

Il nostro modello si fonda sulla convinzione che qualità e responsabilità vanno di pari passo.
Ogni scelta che facciamo è un contributo concreto alla riduzione dell'impatto ecologico del settore moda. Il 100% dei nostri capi è realizzato con materiali naturali certificati e tracciabili, selezionati per la loro qualità, durabilità e minore impatto ambientale rispetto alle fibre sintetiche. Le nostre filiere sono corte e trasparenti e abbiamo attivato programmi di riparazione e cura del capo.
Crediamo in una produzione responsabile, lontana dalla logica della sovrapproduzione e delle tendenze stagionali: per questo creiamo capi essenziali, senza tempo, progettati per durare negli anni sia per stile che per qualità.
Crediamo che la moda possa essere un settore che restituisce valore agli ecosistemi e che il cambiamento cominci dalle scelte quotidiane. Spostare la data dell'Overshoot Day non è un compito delle generazioni future.
È qualcosa che possiamo fare adesso, anche con ciò che scegliamo di indossare.
FONTI:
Global Footprint Network
York University / FoDaFo
WWF Italia
Economia Circolare
UNEP
Geneva Environment Network
Earth.org
Ellen MacArthur Foundation
Circularity Gap Report Textiles












