Ogni anno, l'8 giugno, il mondo celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 2008 per riportare l'attenzione su ciò che copre il 70% della superficie terrestre, produce circa la metà dell'ossigeno che respiriamo e assorbe quasi un terzo delle emissioni di CO₂ generate dalle attività umane. Gli oceani regolano le temperature intorno al pianeta. Senza di loro, i sistemi climatici collasserebbero.

La Giornata Mondiale degli Oceani è stata proposta per la prima volta al Summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992, ottenendo il riconoscimento ufficiale delle Nazioni Unite nel 2008. Nasce per sensibilizzare la popolazione sugli impatti delle attività umane, dall'inquinamento alla pesca eccessiva, e per costruire un movimento globale di tutela marina.
Il deterioramento degli oceani avanza su più fronti. La temperatura marina globale è aumentata di 1,35°C rispetto agli inizi del Novecento, e la frequenza delle ondate di calore marino è raddoppiata dal 1982. Inoltre, l'acidificazione, causata dall'assorbimento di CO₂ in eccesso,
sta cambiando la chimica delle acque.
Tra le industrie che contribuiscono alla pressione sugli ecosistemi marini, la moda occupa un posto rilevante, spesso sottovalutato.

MICROPLASTICHE
Un rapporto dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) stima che il 35% di tutte le microplastiche presenti negli oceani provenga dal lavaggio di tessuti sintetici come il poliestere. Un singolo ciclo di lavaggio di capi in poliestere può rilasciare fino a 700.000 microfibre di plastica. Fibre invisibili, che i depuratori non riescono a trattenere completamente e che si accumulano nei sedimenti marini, nei pesci, e alla fine anche nei nostri corpi.

L'INQUINAMENTO DA TINTURA
La tintura tessile è il secondo settore più inquinante al mondo per le acque dolci, e l'industria della moda è responsabile del 20% delle acque reflue industriali globali, con circa 200.000 tonnellate di coloranti rilasciate ogni anno nei corsi d'acqua.

LE FIBRE SINTETICHE E IL PETROLIO
Ogni capo in poliestere è, di fatto, un derivato dei combustibili fossili, la cui estrazione e combustione contribuisce direttamente al riscaldamento e all'acidificazione degli oceani stessi.
Scegliere fibre naturali al posto delle sintetiche riduce direttamente il flusso di microplastiche. Scegliere capi progettati per durare nel tempo, significa meno lavaggi, meno scarti, meno pressione sulle risorse. Scegliere filiere trasparenti e tracciabili significa poter sapere se la produzione rispetta i corsi d'acqua che confluiscono nel mare.
SOURCE:
European Parliament
IUCN
IPCC
NOAA
UN World Oceans Day
OceanCare
Seas At Risk
Earth.org













