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Le fibre naturali possiedono alcune caratteristiche che le rendono migliori di quelle sintetiche, sul lungo periodo. Ma quali sono queste proprietà? Sono sempre positive o possono avere anche degli effetti indesiderati? E come mai rendono le fibre naturali migliori di quelle sintetiche?

Cominciamo con alcuni dati. Le fibre in uso nell'industria tessile sono per lo più sintetiche. Nello specifico, circa il 63% delle fibre sono sintetiche, mentre il restante 37% sono naturali. [1]

 

 

 

Ciò che rende ancora più allarmanti queste percentuali sono due fattori chiave:

  • Solamente le fibre sintetiche producono il 35% delle microplastiche presenti negli oceani e questo rilascio è principalmente dovuto alla fase di lavaggio dei capi sintetici. [2]
  • Il "cost-per-wear" di un capo fatto con fibre naturali è inferiore a quello di un capo simile, ma sintetico.
     

Con "cost-per-wear" si intende la metodologia in base alla quale si divide il costo iniziale di un indumento per quante volte lo si indosserà. Più si usa un abito, minore sarà il suo costo effettivo mano a mano che verrà indossato. Anche se i tessuti sintetici durano di più, in realtà vengono smaltiti molto più velocemente di quelli naturali, aumentando quindi il loro cost-per-wear. Il fatto che siano smaltiti più in fretta è principalmente dovuto a problemi estetici che diventano impossibili da risolvere, o al loro basso costo, che rende più facile seguire anche le tendenze più passeggere per poi smaltire il capo non appena una determinata tendenza è fuori moda. Apparentemente, si direbbe che i capi in fibre naturali costano di più. In realtà, per via delle loro proprietà grazie alle quali vengono indossati molto più a lungo rispetto ai capi sintetici, hanno un cost-per-wear inferiore, divenendo così più convenienti sul lungo periodo.

Le fibre naturali sono una scelta ideale, sia per le persone sia per il pianeta, in quanto sono:

  • Rinnovabili: provengono da risorse inesauribili che si rigenerano continuamente.
  • Riciclabili: possono essere riprocessate quando l'indumento ha raggiunto la fine del suo ciclo di vita e possono essere riutilizzate per altri capi.
  • Biodegradabili: quando si decompongono, rilasciano sostanze nutritive preziose nel terreno.
  • Naturalmente traspiranti: possono assorbire grandi quantità di vapore acqueo, lasciando il corpo fresco e asciutto.

 

Un'altra caratteristica importante da tenere in conto è il tempo di decomposizione dei materiali. Le fibre sintetiche impiegano secoli per decomporsi, e nel frattempo rilasciano elementi tossici e grandi quantità di microplastiche. Le fibre naturali, invece, si decompongono in un paio d'anni, senza inquinare l'ambiente. Le fibre provenienti dai vegetali sono composte da cellulosa che, dissolvendosi facilmente a contatto con l'acqua, impiegano meno tempo a decomporsi. Il cotone impiega circa cinque settimane per decomporsi, mentre il lino e la canapa si decompongono in due settimane. Un bel risparmio!
Le fibre provenienti dagli animali, invece, sono più corte e composte da proteine. Solitamente impiegano più tempo a decomporsi perché le proteine sono più resistenti all'acqua, rispetto alla cellulosa. La lana richiede dai tre ai quattro mesi per decomporsi, mentre la seta impiega da uno a quattro anni. [3]

 
Le fibre naturali hanno anche alcuni difetti, che si rivelano in particolare durante la produzione e durante l'uso.
  • Le fibre vegetali possono perdere colore man mano che subiscono i lavaggi.
  • La lana e il cashmere richiedono maggiore cura per evitare il pilling, un problema comune anche ai capi sintetici, nei quali però non può essere risolto senza danneggiare ulteriormente il capo.
  • Riguardo alla produzione, l'allevamento intensivo di capre da cashmere può essere causa di desertificazione, se manca una pianificazione informata sul clima o una gestione sostenibile del bestiame. Tuttavia, le certificazioni permettono di evitare la scelta di aziende che non introducono questo tipo di attività.

Gli unici lati positivi delle fibre sintetiche sono le loro buone proprietà di isolamento, che possono essere utili in condizioni climatiche estreme, rendendole così una buona soluzione per l'abbigliamento sportivo. Considerando i capi di abbigliamento per tutti i giorni, però, non costituiscono una buona alternativa alle fibre naturali. Le fibre sintetiche non sono traspiranti e non aiutano la termoregolazione del corpo. Inoltre, vengono danneggiate dalle temperature estreme dei ferri da stiro o dell'acqua calda, e rilasciano elementi tossici che possono avere effetti negativi sulla nostra salute e sul pianeta.

 

Un ultimo esempio: il vecchio maglione di lana della nonna. È abbastanza comune avere un capo del genere nel nostro guardaroba, o perché l'abbiamo ereditato o perché l'abbiamo comprato in un mercatino vintage. Ma il fattore più importante è che, il più delle volte, è ancora utilizzabile e in buone condizioni, mentre è abbastanza raro avere l'equivalente con un maglione in acrilico.

 

Fonti:

[1] Preferred Fiber & Materials – Market Report 2020, Textile Exchange.

[2] Distribution of ocean microplastics sources worldwide as of 2018, statista.com

[3] Biodegradation of Textile Materials – Master thesis in Textile Technology, Swedish School of Textiles, 2011

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